Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
20 marzo 2016 7 20 /03 /marzo /2016 15:15

Parco nazionale del Vesuvio

                                   ... Punto e a capo.

 

il Movimento cittadini per il Parco è attivo ormai da 5 anni sul territorio del Parco nazionale del Vesuvio. Continuiamo ostinatamente a credere che la costituzione dell'ente Parco, avvenuta nel giugno del 1995, quindi più di 20 anni fa, rappresenti una occasione per promuovere una crescita economica sana e per migliorare la qualità della vita delle popolazioni residenti e non solo di esse. Il bilancio però di questi venti anni di Parco è decisamente negativo. Poche sono le realizzazioni positive che si possono attribuire al Parco in questo lungo periodo.

Anche per noi è tempo di bilanci. In questi anni abbiamo realizzato molte iniziative, abbiamo maturato una visione abbastanza completa di quelle che sono le problematiche del Parco, abbiamo avanzato una proposta organica di riforma dell'ente anche nei suoi rapporti con il territorio e un pacchetto di proposte concrete che, se realizzate, a nostro avviso potrebbero consentire una inversione di tendenza in tempi non lunghi.

"Cittadini per il Parco" intende proseguire nel suo intento attraverso una iniziativa politica basata sia su di un'opera di sensibilizzazione e informazione della cittadinanza che di denuncia e di proposta verso le istituzioni, i sindaci e gli organi dirigenti del Parco nazionale, affinché ci si muova finalmente nella direzione di realizzare gli obiettivi costitutivi dell'ente Parco. Ma ci siamo anche resi conto che per dare una ulteriore spinta al nostro progetto e alle nostre idee fosse necessario ricominciare là dove avevamo iniziato e cioè ricominciare a tessere la tela delle relazioni e del dialogo con le persone, con le associazioni, con le imprese, con chiunque avesse qualcosa di interessante da dire e avesse voglia di fare per mettere in moto questo cambiamento, cercando, questa volta, a differenza di 5 anni fa, sin dall'inizio anche il confronto con le forze politiche e gli amministratori locali più attenti. Rimettendo ovviamente in discussione anche le nostre tesi.

Per questo abbiamo deciso di organizzare un ciclo di 13 incontri, uno per ogni Comune del Parco, che prenderà il via giovedì 31 marzo a Trecase. Al termine di questo percorso contiamo di tenere una Convention programmatica che tiri le fila del lavoro svolto nelle settimane precedenti, ma, sin da subito, dopo ciascun incontro, ci poniamo l'obiettivo di attivare dei tavoli locali di confronto tra cittadini, associazioni, operatori economici e amministratori per affrontare le tematiche sociali, economiche e ambientali attinenti lo sviluppo sostenibile, la tutela dell'ambiente e del paesaggio e la qualità della vita nell'area Parco.

Per orientare la discussione dobbiamo porci alcune domande fondamentali:

1) quali sono i poteri e le competenze dell'ente Parco nazionale del Vesuvio?

2) che rapporto istituzionale c'è tra ente Parco e Comuni?

3) che relazioni ci sono tra ente Parco e cittadini?

4) come ha inciso l'ente Parco in questi anni nella nostra vita?

5) che cosa può realizzare un ente Parco riorganizzato al suo interno e messo in connessione con le migliore energie collettive presenti sul territorio?

Ci sono due falsi miti da sfatare: il primo è che il Parco sia onnipotente. È opinione diffusa, che viene spesso alimentata dagli amministratori e da determinati portatori di interesse, che "nel territorio del Parco non si muova foglia che il Parco non voglia". Diciamo subito che non è così. I poteri del Parco, pur essendo significativi, sono molto più limitati di quello che ci viene fatto credere. Analizzeremo questo aspetto dopo.

L'altro mito da sfatare è che il Parco abbia competenze solo in materia di conservazione e tutela della natura, cioè che il suo compito istituzionale sia esclusivamente di tipo conservativo. E' qui siamo di fronte ad una interpretazione del ruolo e delle funzioni del Parco che spesso è stata proposta, a fasi alterne, dai Presidenti e direttori che si sono avvicendati alla guida del Parco. Ma anche questa interpretazione è priva di fondamento, anzi è decisamente sbagliata. Analizziamo questo punto. Andiamo a vedere cosa dice la legge istitutiva delle aree protette in Italia. Si tratta delle legge quadro sulle aree protette n. 394 del 1991. La legge dice in modo inequivocabile all'art. 1 che le finalità delle aree protette sono di garantire e promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale. Quindi il patrimonio naturale non deve essere solo conservato ma anche valorizzato, cioè reso disponibile per la sua fruizione che va anzi incentivata. E la legge individua anche il metodo affinché questa opera di conservazione e contestuale valorizzazione possa avere successo ovvero l'applicazione di metodi di gestione idonei a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia delle attività agro — silvo —pastorali tradizionali e la promozione, valorizzazione e sperimentazione di attività produttive compatibili.

Cioè il legislatore mostra di avere piena consapevolezza di un punto essenziale che molti presunti ambientalisti stentano a comprendere e cioè che se non si realizza una integrazione tra uomo e ambiente, in primo luogo sul piano delle attività economiche, la finalità di conservazione della natura rischia di essere un obiettivo irraggiungibile. E questa considerazione volete che non sia ancora più calzante in un Parco come quello del Vesuvio, con più di 600.000 residenti in appena poco più di 7000 ettari di Parco? Quindi è questa la mission del Parco, realizzare una integrazione tra uomo e ambiente, salvaguardano il patrimonio naturale, rendendolo fruibile e accessibile in modo ordinato, promuovendo, dice ancora la legge, attività ricreative compatibili e, infine, promuovendo un sistema di attività economiche compatibile con le esigenze di conservazione.

L'obiettivo del Parco quindi non è quello di proteggere la valeriana rossa ma è quello di proteggere la valeriana rossa per migliorare la qualità della vita dei residenti e non solo di essi; è quello di promuovere una agricoltura sostenibile e il suo indotto, è quello di promuovere il turismo naturalistico e culturale e vigilare affinché ogni attività economica, per esempio quella edilizia, sia coerente con le finalità di conservare un patrimonio naturale unico.

La legge istitutiva delle aree protette non si limita a stabilire dei principi, ma dà anche degli strumenti e prevede delle modalità di finanziamento per realizzare questi obiettivi.

Ogni parco ha due strumenti fondamentali di governo del territorio: Il Piano del Parco e il relativo Regolamento e il Piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili. Cominciamo da quest'ultimo per rimanere sul tema della mission dell'ente Parco, se sia solo di tipo conservativo oppure se lo sviluppo economico e sociale dell'area Parco non sia una competenza dell'ente. Ebbene è talmente vero che lo sviluppo economico e sociale è una competenza dell'ente Parco che la legge quadro prevede la elaborazione di un Piano socio economico che va aggiornato almeno ogni quattro anni, dedicato alla promozione delle attività economiche compatibili. Il Piano socio economico può prevedere la realizzazione di impianti ed attrezzature di carattere turistico — naturalistico; la promozione di attività agricole e artigianali tradizionali; interventi di restauro di beni culturali; interventi volti a a favorire l'occupazione giovanile e in generale ogni attività volta a favorire lo sviluppo del turismo e delle attività connesse.

E chi lo deve elaborare questo Piano? Il direttore del Parco? Il Presidente? Il consiglio direttivo? No, il piano lo devono elaborare i Comuni e precisamente la Comunità del Parco che è per l'appunto costituita dai 13 sindaci dei 13 Comuni del Parco. E'vero che il Piano deve essere poi approvato dal consiglio direttivo il cui parere è vincolante, e infine dalla Regione, ma, a maggior ragione dopo la riforma dei consigli direttivi degli enti Parco ad opera della Prestigiacomo che ha ridotto i membri dei cd ad otto più il presidente, di cui quattro (più il presidente) di nomina ministeriale e quattro indicati dalla Comunità del Parco, è di tutta evidenza che anche il potere di veto sul Piano socio economico da parte del cd del Parco si è molto ridimensionato, rimettendo quindi quasi esclusivamente ai sindaci la responsabilità di varare il Piano. Certo i sindaci, i Comuni, i consigli comunali, le comunità locali, non possono proporre iniziative o progetti slegati, incoerenti o contrastanti le finalità di tutela dell'area protetta, ma devono ragionare in termini di sviluppo compatibile.

La domanda quindi è: Il Parco del Vesuvio ha un piano socio economico? Risposta: si ce l'ha o almeno ce lo aveva in quanto il Piano è vecchio del 2002 e non è mai stato aggiornato (cosa che ha anche procurato al Parco un richiamo della Corte dei Conti secondo la quale il Parco non ottimizza le risorse economiche di cui dispone, leggi introiti della biglietteria del Gran Cono). Chi lo ha fatto? Agriconsulting S.P.A. - una grossa società di consulenza con ottime entrature nella pubblica amministrazione. Che c'è scritto in questo piano? Vi invitiamo a leggerlo. Una lunga serie di ovvietà.

Come si finanzia il Piano socio economico? Il Piano si finanzia con i trasferimenti ordinari che ricevono i Parchi dallo Stato, con eventuali fondi messi a disposizione dalle Regioni e dai Comuni, con i fondi europei. Non si dimentichi che la legge istitutiva delle aree protette prevede che le Regioni con le loro proposte contribuiscano alla stesura del Piano triennale per le aree protette redatto in seno al Ministero che programma e ripartisce i fondi per gli interventi nelle singole aree. Niente proposte, niente fondi. Non si dimentichino infine le potenzialità di auto finanziamento degli enti Parco.

L'altro strumento fondamentale di governo del territorio di cui dispone l'ente Parco è il Piano del Parco che, secondo la legge 394 all'articolol2 comma 7 " ... sostituisce ad ogni livello i piani paesistici, i piani territoriali o urbanistici e ogni altro strumento di pianificazione". Tuttavia, anche in conseguenza della approvazione del codice Urbani, il dettato della 394 è stato smentito dai fatti e già nella sua approvazione il Piano del Parco si è tenuto all'interno dei limiti imposti dal P.T.P. cioè dal Piano territoriale paesistico dei Comuni vesuviani approvato nel 2002 dal Ministero dei Beni culturali di concerto con il Ministero dell'Ambiente per supplire alla mancata approvazione da parte della Regione Campania di questo strumento di pianificazione.

Il PTP odierno è la vera causa della ingessatura del territorio vesuviano giustamente lamentata da tecnici, amministratori e cittadini comuni. Esso andrebbe finalmente rivisto e modificato ovvero andrebbe ristabilita la superiorità gerarchica del Piano del Parco sul PTP.

Sarebbe logico infatti che il Piano del Parco avesse la prevalenza su ogni altro strumento di pianificazione, trattandosi di un abito costruito su misura per un territorio avente una estensione limitata e con caratteristiche peculiari tali da aver giustificato la nascita di un Parco nazionale. Il Piano del Parco sta al PPT come un primo piano sta ad una foto panoramica: la foto panoramica coglie l'insieme ma non vede i particolari e non consente le necessarie distinzioni. Il Piano del Parco è uno strumento di insieme ma di maggiore dettaglio e consente o consentirebbe di graduare i vincoli e adattare le prescrizioni alle reali caratteristiche del territorio conciliando le esigenze delle imprese e dei cittadini con quelle di tutela e conservazione della natura. Esso inoltre presenta un ulteriore vantaggio rispetto al PTP: il Piano del Parco va modificato necessariamente ogni 10 anni e la procedura di modifica coinvolge democraticamente tutta la collettività dei residenti. In alternativa, come già detto, è inutile lanciare strali sul Piano del Parco: va in primo luogo modificato il PTP.

In conclusione possiamo affermare che i poteri del Parco sono più virtuali che reali e che, anzi, occorre lavorare perché essi vengano accresciuti e resi effettivi.

Ma che rapporto c'è tra l'ente Parco e i Comuni? Risponde al vero l'immagine di un ente Parco Cerbero che opprime i Comuni e ne conculca l'autonomia? A nostro avviso quei Sindaci che dipingono l'ente Parco come un tiranno e scaricano sul Parco responsabilità che non sono sue, fanno pura demagogia e non rendono un buon servizio ai propri cittadini.

I Comuni sono parte integrante del Parco e il Parco è uno strumento a disposizione dei Comuni e delle collettività; una istituzione non calata dall'alto ma alla quale i Comuni hanno liberamente scelto di aderire e partecipare. Qualche tempo fa coniammo l'espressione "solitudine istituzionale" per definire lo stato dei rapporti vigente tra Comuni, in primis, ed ente Parco.

C'è bisogno di una piccola rivoluzione culturale per passare da uno schema di rapporti tra Comuni ed ente Parco dove, nella migliore delle ipotesi, il Parco viene visto dai Comuni come un bancomat ovvero una occasionale fonte di finanziamento e il Parco vede i Comuni come destinatari di nulla osta a fare o non fare quell'intervento edilizio, ad un rapporto non solo di corretta collaborazione istituzionale ma che dovrebbe essere volto alla costruzione di una più grande unità politico istituzionale di governo del territorio. E' il nostro mantra: il Parco come casa comune dei 13 comuni e delle rispettive collettività. Il luogo istituzionale privilegiato dove costruire con una efficace programmazione i capisaldi di un nuovo sviluppo sociale economico e civile delle nostre comunità. Non 13 inefficienti uffici tecnici ma un unico efficientissimo ufficio tecnico (che non sopprima ovviamente quelli dei singoli Comuni) dedicato alla progettazione per lo sviluppo sostenibile, al marketing territoriale e al razionale utilizzo dei fondi europei e di quelli statali. Un comitato tecnico del Parco, come prevede la 394 (art. 13 comma 3), in collegamento con gli uffici tecnici comunali, per esaminare invece tutta la materia urbanistica ordinaria e per il rilascio dei relativi nulla osta.

In conclusione, noi proponiamo di passare da una contrapposizione (i Comuni da una parte il Parco dall'altra) ad una progressiva e sempre più stringente integrazione di tutte le funzioni strategiche di governo del territorio, per realizzare la quale ci sono già importanti strumenti (il Piano socio economico, il Piano del Parco, la stessa Comunità del Parco, ecc.), ma mancano consapevolezza e volontà politica.

Ma per governare bene occorre coinvolgere nel governo i cittadini, le imprese, le categorie professionali, gli studiosi, i gruppi e le associazioni, che non sono solo portatori di interessi e bisogni ma anche di competenze e in quanto tali non esprimono solo domande ma sono in grado di costruire insieme alla politica le risposte. Noi pensiamo che il compito della politica sia appunto quello di costruire risposte chiamando a costruirle i diretti interessati e non semplicemente ponendosi come intermediari tra i cittadini, i loro bisogni e le istituzioni. Questo modo di fare politica non funziona più, non solo perché rischia inevitabilmente di degenerare nel clientelismo, ma perché così facendo si rinuncia deliberatamente ad attingere alle competenze che sono presenti nel corpo sociale, competenze che nessun politico illuminato e nessun governo dei tecnici può surrogare o pensare di sostituire. Il compito della politica è allora quello di stimolare, sollecitare, organizzare la costruzione del dibattito pubblico e di orchestrare e regolare processi decisionali il più possibile partecipati ed efficienti (anche nei tempi di decisione). Questo vale (o dovrebbe valere) a livello nazionale come a livello locale. Vale (o dovrebbe valere) nei Comuni, deve valere anche per il Parco nazionale. Anzi, il Parco nazionale può a nostro avviso fare da battistrada per sperimentare nuove forme di governance del territorio inclusive (vedi la nostra proposta di istituzione delle Consulte tematiche)

In che cosa è cambiata la nostra vita in 20 anni di Parco? Venti anni non sono pochi per un bilancio. Chiediamoci: la tutela della flora, della fauna, del paesaggio, ha fatto registrare significativi passi in avanti? Viviamo in un ambiente più integro e tutelato?

La fruizione sostenibile delle aree naturalistiche, dei boschi, dei sentieri, è stata incentivata? Sono state create aree verdi attrezzate per il tempo libero? Si sono sviluppate nell'area Parco attività ricreative compatibili? La qualità della vita delle popolazioni residenti è stato accresciuto?

Le attività economiche tradizionali, a cominciare dall'agricoltura, sono state rilanciate o sono in declino? Sono in una fase di crescita o si stanno assottigliando? Si sono create nuove opportunità, nuovi posti di lavoro per i giovani nei settori del turismo naturalistico, culturale, rurale, enogastronomico?

La coscienza ecologica, ambientale, dei cittadini residenti è cresciuta? E' cresciuta nei residenti la consapevolezza di vivere all'interno di un'area naturalistica di pregio, unica al mondo e si è sviluppata nella popolazione la attribuzione di valore a questo dato?

Ci limitiamo a ricordare alcuni dati.

Il Parco nazionale del Vesuvio ha una superficie complessiva di 7259 ha. Dal 1990 al 2010 nel Parco nazionale del Vesuvio si è passati da una superficie agricola totale di 3000 ettari ad una SAT di 700 ettari. La fonte è uno studio del 2014 del Ministero dell'Ambiente in collaborazione con Unioncamere. Questo dato naturalmente tiene conto esclusivamente delle aziende agricole regolarmente censite presso la Camera di commercio, fatto che ci lascia supporre che la situazione sia ancora più grave. In questi numeri sta tutta la drammatica evidenza di una crisi profonda, che parte da lontano, ma alla quale, evidentemente, l'istituzione del Parco nazionale del Vesuvio non ha saputo o potuto porre freno. Eppure senza l'agricoltura il Parco nazionale non esiste, né in termini di superficie (le aree rurali coprono più del 60 % dell'area Parco), né, sopratutto, in termini culturali e storico antropologici. La stessa funzione del Parco di tutela delle aree di maggiore interesse naturalistico risulta irrimediabilmente compromessa dall'arretramento dell'agricoltura e dall'abbandono delle campagne.

Un elemento positivo. Il contrasto all'abusivismo edilizio.

Forse è solo su questo fronte che l'azione dell'ente Parco ha prodotto dei risultati, certo non risolutivi. La semplice istituzione dell'ente ha infatti avuto un effetto deterrente non tanto direttamente sui cittadini, quanto invece sulle amministrazioni comunali e sugli uffici tecnici, consapevoli di non essere più padroni e arbitri quasi assoluti del proprio territorio, ma soggetti alla supervisone, ai nulla osta e ai vincoli, tra gli altri, di un ente territoriale sovraordinato ma territorialmente vicino. Moltissimo in realtà c'è ancora da fare, a partire dagli abbattimenti, che procedono con estenuante lentezza tra mille difficoltà. Il controllo del territorio d'altra parte non può essere garantito dalle sole forze di quel nucleo del Corpo Forestale alle dipendenze funzionali dell'ente Parco (CTA). Il ruolo delle polizie locali comunali resta fondamentale e la loro azione andrebbe coordinata a livello sovra comunale con quella della Forestale, cosa che non avviene. Anche per questo nulla è cambiato invece rispetto ad un altro reato ambientale che funesta il territorio del Parco e ci riferiamo allo sversamento selvaggio di ingombranti, di rifiuti speciali e di materiali edili di risulta, nelle campagne, negli alvei e nei boschi.

Le cose da fare

E' necessaria una premessa: la macchina amministrativa e tecnico operativa del Parco è inadeguata sia per numero di addetti che per competenze. Nell'organico del Parco mancano figure professionali che sono strategiche per consentire all'ente di "spiccare il volo" e di svolgere quella funzione propulsiva e di servizio alle collettività che è chiamato a svolgere. Il rafforzamento della macchina amministrativa è propedeutico ad una più efficace e incisiva azione dell'ente. Il Parco ha due strade: o procedere ad assunzioni con contratti di tipo privato (secondo criteri strettamente meritocratici) utilizzando i propri fondi di bilancio ovvero tramite distacco di personale da altre amministrazioni (ex Provincia, Comuni, Regione). Molte sono le cose da fare, che si possono fare, ma non ne parleremo qui, non per mancanza di argomenti (abbiamo riempito parecchie pagine di proposte) ma per dare la parola a voi, per ascoltare le vostre analisi e le vostre proposte, sia su quello che non ha funzionato sia su quello che invece si potrebbe fare, cittadini, Comuni ed ente Parco insieme.

Condividi post

Repost 0
Published by mcpp
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : Movimento Cittadini per il Parco
  • Movimento Cittadini per il Parco
  • : Cittadini per il Parco è un movimento civico costituito da associazioni, imprenditori, professionisti, privati cittadini, che ha per obiettivo la piena e compiuta realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente Parco nazionale del Vesuvio , .... vedi documento CARTA DI INTENTI
  • Contatti

Link