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23 giugno 2012 6 23 /06 /giugno /2012 22:30

C’è energia fresca nel parco,

......   e il movimento cresce!

La-meta-dell-itinerario.JPGSalire alle Gavete alle 4 del pomeriggio di un giorno d’estate con una temperatura di 35° e umidità relativa dell’89%  che fa percepire una temperatura sul corpo  almeno di 41-42°, sembra una impresa titanica soprattutto se ad affrontarla è un gruppo tra cui  qualche ragazzo e uomini e donne  non più giovanissimi.

Il sole picchia in testa e rende l’aria afosa. Il gruppo stenta a comporsi , qualcuno spera nella desistenza degli altri per giustificare la propria.  

Nel volgere di pochi minuti invece il gruppo si forma agli organizzatori si sommano un gruppo di signore temerarie che arrivano da Terzigno, poi  due giovani architetti (fratello e sorella) di sant’Anastasia,  e un nutrito gruppo di Somma  tra cui i protagonisti dell’intervento di pulizia e sistemazione del luogo che andremo a visitare.

Il caldo consiglia  di affrontare parte del percorso in auto per evitare la prima parte del percorso; ma la strada è stretta e in ripida pendenza, la mia auto su cui hanno trovato posto 3 delle signore di Terzigno  soffre e arranca  in salita fino a sconsigliare  l’insistenza.

La lasciamo in una delle rare insenature e affrontiamo la salita sotto il sole  irriguardoso anche delle  signore, che mi accompagnano.

Lungo la strada frutteti di albicocche mature si offrono alla vista e al palato. I contadini perdoneranno certamente la nostra golosità ne consumiamo solo qualcuna spinti dalla bontà del frutto, più che dalla fame  a quell’ora del giorno. 

La salita si fa più ripida e una delle auto che era arrivata in quota è ridiscesa e  si fa carico di portare su le signore.

Il gruppo si ricompatta  nello spiazzale dove le auto si fermeranno. Di la dovremo tutti proseguire a piedi.

Dopo un breve tratto in discesa il sentiero si insinua in una gola della montagna,  il sole qui è filtrato da un bosco di aceri e carpino bianco che ne attutiscono il calore sempre più via via che pur risalendo lungo il sentiero ci si inoltra nella gola. Fino ad uno slargo ovale ampio ma coperto dalla vegetazione che riveste le pareti e le sommità che ne delimitano lo spazio.

A destra sulla parete una scala fatta di robusti tronchi di alberi  fissati nel terreno, altri tronchi più sottili ma abbastanza robusti sono stati posti a formare  il  parapetto.

Si sale così, in rapida ascesa lungo il sentiero realizzato grazie all’intervento dei generosi soci della Paranza delle Gavete che ci accompagnano. Sono stati loro  Salvatore Lanzetta, il presidente, Silvio,  Aniello e i tanti altri che oggi non sono con noi, che hanno investito il loro tempo per ripulire l'area e  per progettare e realizzare da soli, e senza nessun aiuto pubblico, opere di ingegneria naturalistica che ci consentono di arrivare fino alla meta del nostro itinerario.

Un terrazzo semiovale largo circa trenta metri profondo forse una diecina che ha sullo sfondo una massiccia parete rocciosa su cui si possono vedere le stratificazioni di roccia lavica alternate a strati di materiale piroclastico che nel corso dei millenni  si sono sovrapposti  durante le manifestazioni caratteristiche della vita del vulcano.

Sulle pareti della roccia scavata a mano dai nostri accompagnatori,  per ripulirle dei detriti che si erano accumulati, mettono in evidenza due grotte. Una più alta e profonda, l’altra appena accennata.  Dalle pareti delle cavita cola acqua che inumidisce e compatta  il terreno.

Dalle cavita   si avverte un sensibile movimento di aria fresca che rende tutta l’area ospitale.  Quella più piccola fa intuire una profondità anche maggiore della prima. Infatti si riesce ad infilate un ramo lungo ben oltre tre metri senza alcuna difficoltà.

I generosi lavoratori della paranza raccontano testimonianze di vecchi contadini che proprio in quella zona venivano per raccogliere acqua fresca per le colture e per dissetarsi, vogliono riportarle alla luce per restituire a questo terrazzo l’amena bellezza di un luogo antico che non ha mai smesso di affascinare le genti che lo hanno amato.

Sono queste le energie che vogliamo recuperare nel parco; sono qui le risorse nascoste.

E’ in queste persone e da questi luoghi che il movimento dei cittadini per il Parco trova le ragioni per l’impegno.

Scendendo sulla piazzale dove avevamo parcheggiato le auto uno dei ragazzi della Paranza, Gennaro Coppola,  ci regala con un bicchiere di catalanesca fredda una meravigliosa riconciliazione con le asperità che abbiamo dovuto affrontare, e inoltre ce ne regala una bottiglia che porteremo a casa sperando di ritrovarci la stessa fresca vitalità che abbiamo assaporato in montagna.

 

Blu Vesuviano

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