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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 17:45

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IL PARCO VIOLATO

Avevamo progettato questa escursione pensando di collegare in un percorso tre elementi: Le discariche abusive, le cave Vesuviane che da ferite inferte al parco son divenute cave di stato e la bellezza dei luoghi violati. Così è andata e le emozioni che hanno suscitato gli scorci che via via si aprivano agli occhi dei partecipanti lo hanno confermato. Tutti hanno espresso un sentimento di rabbia per la orribile devastazione che la inciviltà di alcuni cittadini, l’inadeguatezza della classe dirigente e la scelleratezza di politici insensibili al bene comune hanno contribuito a determinare lo stato attuale dei luoghi.

Il percorso

La pineta di Terzigno è un bosco di Pino marittimo (Pinus pinaster) piantati sul Vesuvio a partire dalla fineIn cammino dell’800 e dopo l’eruzione del 1944 per mitigare i fenomeni franosi. La vegetazione fitta e il clima mediterraneo rendono i sentieri ospitali in tutte le stagioni. Il percorso prevede la salita lungo una strada sterrata che costeggia la pineta, ma l’ora del giorno, le 9,30 del mattino, oggi sconsigliano quel percorso e ci fanno preferire la risalita in pineta all’ombra.

L’ombra del bosco non sottrae però lo sguardo alla incivile semina di stoviglie di plastica, buste, bottiglie di plastica e resti di alimenti consumati nel bosco da poco probabili cittadini, meglio sarebbe definirli in altro modo visti i segni di intollerabile inciviltà, e, cosa assai più grave, lasciati lì da amministratori inermi e colpevoli per l’incuria del bene comune. Le foto a corredo documentano in maniera assai approssimativa la sensazione di disagio che si prova.

Quella è poca cosa se messa a confronto delle decine di mini discariche che fiancheggiano la strada sterrata. Cumuli di rifiuti provenienti da artigiani (ristoranti, supermercati, laboratori tessili, etc) e commercianti di elettrodomestiche che hanno trovato il modo per trarre profitto da quella tassa sullo smaltimento di rifiuti elettronici (RAE) che i loro clienti hanno pagato, si alternano in un paesaggio allucinate. I cumuli osceni diradano, senza mai sparire, via via che il sentiero sale a monte.

Discarica ingombrantiLa domanda che tutti si pongono è come mai nessuno, ne il Comune, ne l’Ente parco trovino il modo per controllare il territorio e impedire lo sconcio o, almeno porvi qualche rimedio con occasionali attività di bonifica. Ma questo è uno dei motivi per cui cittadini per il parco promuove queste escursioni. Siamo certi che più i cittadini diventano consapevoli del disastro, maggiore sarà la pressione sugli amministratori a svolgere correttamente il loro lavoro.Discarica abusiva 2-copia-1

A quota 378 mt slm un sentiero stretto a sinistra taglia verso sud taglia e dopo un breve tratto si allarga di nuovo in una splendida terrazza dominata ad ovest dal crinale del Vesuvio e a est da una serie di vigneti di Caprettone e Piedirosso vitigni largamente diffusi in questa zona, dal lato del crinale domina in questa stagione la ginestra e il suo profumo caratterizza l’aria. Dopo aver attraversato i vigneti appartenuti alla tenuta Fabbrocini (i banchieri contadini) è ora della azienda agricola Villa Dora, dopo un breve tratto in discesa, il sentiero ritorna ad attraversare la pineta in direzione sud.Vigneti

La pineta in questo tratto è meno affollata di alberi ma resta ombrosa , il sentiero è attraversato anche da auto, come evidenziano i segni lasciati sul terreno dalle gomme dei fuoristrada e un serbatoio di benzina o gasolio abbandonato lungo il sentiero. La terra nera di lapilli qui è franosa e i mezzi meccanici passando scavano il sentiero fino a mettere in luce i rami dei pini che poderosamente resistono e trattengono evitano al terreno di franare e alle auto il passaggio. Dopo un breve tratto in salita nel quale qualcuno si attarda per la stanchezza. Il gruppo si ferma per dar tempo a qualcuno di riprendere fiato e si ricompatta per percorrere l’ultimo tratto in discesa. In fondo una duna sembra delimitare un confine, ma bastano pochi passi per raggiungere la cima e affacciarsi sulla Cava Vitiello.

La duna è sul crinale della cava, sotto un enorme scavo largo 2-300 metri lungo un paio di kilometri Il paesaggio è spettacolare; il fondo se non fosse coperto da ginestre in fiore apparirebbe come il suolo di un pianeta con profondi buche. I segni delle attività estrattive qui lasciano tracce profonde e modificano il paesaggio come e più di quello che il Vesuvio fa con la sua potenza eruttiva. Su un fianco la roccia rotta da esplosivi si presenta ora a forma di prismi sovrapposti con le punte rivolte al cielo , come razzi pronti ad essere lanciati. Sotto le ginestre hanno ripreso possesso e son tornate a fiorire, dopo la devastante ferita inferta dalle macchine umane.Cava-Vitiello-1.JPG

Poco lontano, affacciandosi da un altro versante, si intravede un campo apparentemente appena coperto di erba. in realtà è la superficie coperta della prima Cava Sari, riempita di rifiuti, coperta da teli e poi chiusa con terreno sul quale timidamente un prato verde ha trovato vita. L’escursione si chiude a valle della cava Vitiello dove enormi mostri di metallo formano uno strano luna park, sono gli scheletri di una macchina di macinazione delle pietre cavate.

La-maestosita-del-monte-h300.jpgSotto in un doppio tunnel gli autotreni si riempivano di materiale da costruzione da portare in quelli che, nella maggior parte dei casi, erano cantieri di case abusive in costruzione . A fianco all’impianto di macinazione e carico oltre un campo di calcio costruito dal “magnate” cavatore svettano una diecina di silos in plastica pieni di un liquido scuro. Abbiamo chiesto di cosa si trattasse, ci hanno risposto: Il percolato raccolto da cava Sari.

E’ andata come volevamo: far emergere le enormi contraddizioni di un territorio bellissimo, capace di produrre vini robusti, ulivi generosi, e frutti saporiti devastato da discariche abusive e discariche di stato.

Il Vesuvio con la sua potenza esplosiva nel corso dei secoli ha fatto enormi danni, ma ha sempre lasciato sul terreno energie e risorse che hanno rinvigorito la natura e rimesso in moto la vita, in un caso le sue ceneri hanno nascosto e preservato i resti delle antiche citta Vesuviane che oggi sono meta di milioni di turisti e consentono la crescita economica delle nostre popolazioni. I danni prodotti dalla dissennata gestione del territorio fatta dalle nostre generazioni forse lascerà segni molto più profondi.

 

Segni-di-incivilta-copia-1.JPG Segni di inciviltà 2

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