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http://suzyguese.com/wp-content/uploads/2010/04/IMG_0700.jpgEntro poche settimane il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti nominerà il prossimo Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio. Come non è mai accaduto prima, decine di associazioni del territorio si sono unite su un nome, proponendo come proprio rappresentante l'imprenditore agricolo Giovanni Marino. Abbiamo chiesto un incontro al candidato e ne è nata una lunga e ricca conversazione, che abbiamo ordinato in cinque argomenti principali. Pubblicheremo un tema ogni due giorni, così da presentare in maniera puntuale la storia, le idee e le prospettive di Giovanni Marino.
Questa è la terza puntata.

 

L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ha quasi 20 anni, come ha inciso sulla realtà locale?

Domanda che richiederebbe una risposta molto lunga. Mi limito a dire che l'impatto complessivo dell'ente Parco sul territorio è stato molto modesto sia dal punto di vista della tutela che da quello dello sviluppo. Dal punto di vista della tutela sono aumentate le denunce degli abusi edilizi segno, probabilmente, più che di un aumento dell'abusivismo di un maggiore controllo da parte degli enti locali, in passato troppo compiacenti con chi costruiva senza licenza, "stimolati" dalla presenza del Parco. Ma gli abbattimenti vanno a rilento e i piani particolareggiati che avrebbero dovuto risolvere il contenzioso dei condoni dell'85 e del 94 non sono mai decollati. E' necessario risolvere una volta per tutte questa questione e voltare pagina. Comuni, Sopraintendenza e anche ente Parco, nel territorio di sua competenza, devono definire i criteri generali (ma non generici) per stabilire una volta per tutte cosa si può condonare e cosa no, relativamente ai condoni dell'85 e del 94. Quali sono i limiti insuperabili per avere e non avere la concessione in sanatoria dal punto di vista paesaggistico, del rischio idrogeologico, della tutela della flora e della fauna, del rispetto della architettura dei centri storici. Ciò che si può sanare va regolarizzato e migliorato, ciò che non si può regolarizzare andrà abbattuto con tempi sicuramente lunghi e da modulare a seconda dei casi. In generale lo stato di conservazione dell'ambiente nell'area protetta non mi pare migliorato. La sentieristica oggi è completamente abbandonata e per lunghi tratti impercorribile. Sono decine le micro-discariche disseminate nei boschi. L'unica area che è ben preservata è quella della Riserva Alto Tirone, chiusa al pubblico e gestita direttamente dal Corpo Forestale. Ma non può essere questo, ovviamente, il modello di gestione da adottare. Per quanto riguarda le politiche di sviluppo, c'è da dire in primo luogo che non tutti i Presidenti che si sono ad oggi succeduti hanno considerato tra le priorità dell'ente la promozione dello sviluppo. Per lo più è prevalsa una interpretazione e una impostazione del lavoro dell'ente di tipo esclusivamente protezionistico. Ma non è una interpretazione corretta, in primo luogo da un punto di vista normativo. Non si capirebbe altrimenti perché la legge preveda che l'ente Parco, per il tramite della Comunità del Parco, cioè dei sindaci, si debba dotare di un Piano di sviluppo socio-economico quinquennale (tra i rilievi formulati di recente dalla Corte dei Conti nella sua indagine conoscitiva sui conti dell'ente Parco, c'è la mancata approvazione del nuovo Piano di sviluppo socio economico, fermo alla sua primissima formulazione). Dal nostro punto di vista, il Parco può rappresentare anche un volano di crescita economica, nel rispetto rigoroso delle esigenze di tutela, al netto di regolamenti talvolta da rivedere perché scritti male o perché contengono qualche sciocchezza. Una crescita economica ben regolata aiuta il Parco ad adempiere pienamente la sua funzione di tutela e avvicina il Parco ai cittadini. Noi diciamo che "il vincolo è una risorsa". Non è vero che lo sviluppo per sua natura non deve avere limiti, al contrario, i vincoli, cioè la tutela e la valorizzazione, possono rappresentare occasioni di sviluppo.

 

Si sente ancora la necessità di un Parco Nazionale del Vesuvio?

Il Parco è uno strumento istituzionale a disposizione della popolazione dei 13 comuni che ne fanno parte. Io lo definisco un ente territoriale intermedio. Nessun comune del Parco è in grado da solo né di tutelare con efficacia il proprio territorio né tanto meno di perseguire con successo politiche incisive di sviluppo. Il Parco deve diventare la "casa comune" dei 13 comuni che ne fanno parte, il luogo istituzionale dove far convergere risorse, competenze e a cui delegare importanti funzioni di governo, programmazione e progettazione in materia urbanistica, di tutela e difesa del territorio e di sviluppo socio - economico. Il Parco del Vesuvio può essere la leva e lo strumento per realizzare un nuovo modello di produzione e di economia sostenibile e un nuovo modello di convivenza tra uomo e ambiente.

 

Nelle sue dichiarazioni pubbliche lei cita spesso le tradizioni e i saperi locali come beni da salvaguardare. Cosa intende, esattamente?

Nei comuni del Parco esiste un patrimonio storico di conoscenze e competenze, in campo agricolo, alimentare, artigianale, artistico, musicale, legato essenzialmente alla antichissima civiltà contadina vesuviana. Sono saperi ancora spendibili e utilizzabili, sia sul piano tecnico che sociale ed economico (si pensi alla enorme valenza sociale e culturale e alle indubbie potenzialità turistiche che certe feste popolari hanno tuttora, nonostante una oggettiva degenerazione e scadimento verso logiche consumistiche di basso profilo). L'importante naturalmente è che non scompaia del tutto la cultura che ha prodotto questi saperi e queste tradizioni e che viceversa le nuove competenze e i nuovi interpreti di quella cultura sappiano far tesoro di questi saperi, studiandoli e confrontandosi con essi.

 

Tra l'istituzione della "zona rossa" per il rischio vulcanico e la fondazione dell'area protetta, da circa 20 anni sul territorio vesuviano gravano ben due strumenti legislativi che ne bloccano fortemente l'espansione edilizia. Se intuitivamente ciò è un bene per limitare la vulnerabilità dell'area, da un altro punto di vista le ricadute sull'economia locale sembrano piuttosto negative, al punto che parte della popolazione percepisce l'Ente Parco esclusivamente come una "fabbrica di vincoli". E' vero? E' un limite?

Non è pensabile né auspicabile un nuovo incremento della edilizia residenziale, sia perché è assurdo continuare a costruire in una zona a rischio vulcanico, sia perché la stagnazione demografica non giustifica in alcun modo questa espansione edilizia. In area Parco e nella zona rossa invece c'è bisogno di migliorare la qualità del costruito, di restaurare gli edifici di pregio nei centri storici, di adeguare gli edifici agli standard antisismici, c'è un patrimonio di edilizia rurale in rovina da recuperare. Se si facessero queste cose l'edilizia avrebbe lavoro per vent'anni. Bisognerebbe trovare le risorse a livello regionale e nazionale per un piano straordinario di aiuti e incentivi ai proprietari degli immobili per sostenere i costi di questa tipologia di interventi. Maggiore flessibilità sarebbe invece necessaria per piccoli ampliamenti e ristrutturazioni e per le aziende agricole che necessitino di costruire locali strettamente funzionali all'esercizio della attività agricola. Ma, detto questo, vorrei ricordare che i vincoli a cui lei fa riferimento non nascono con il Parco ma preesistono alla sua nascita.

 

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Le puntate precedenti sono: (1) Tra Parco e Vesuvio, (2) Un agricoltore per il Parco. Le puntate successive sono: (4) Il futuro del Parco, (5) Turismo e sostenibilità.

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  • : Movimento Cittadini per il Parco
  • Movimento Cittadini per il Parco
  • : Cittadini per il Parco è un movimento civico costituito da associazioni, imprenditori, professionisti, privati cittadini, che ha per obiettivo la piena e compiuta realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente Parco nazionale del Vesuvio , .... vedi documento CARTA DI INTENTI
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