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26 maggio 2014 1 26 /05 /maggio /2014 13:21

Visita guidata al MUSEO EX VOTO

e AL SANTARIO DI MADONNA DELL'ARCO 

140615-La-storia.png

ex-voto-s.abbondio.jpg

CITTADINI PER IL PARCO Vi invita a visitare un museo ricco di suggestioni.

Domenica ore 9.30 Punto di incontro Ingresso Santuario Madonna dell'Arco. 

Il 7 aprile 2000, veniva inaugurato il Museo degli ex voto. Il Centro Studi Arco ha provveduto in tal modo all’allestimento di una mostra permanente della ricca collezione di tavolette votive ed ex voto di ogni genere. I tanti ex voto ben collocati sono stati scelti per agevolare il visitatore a fare una lettura di fede, più che di arte o maestria, Un modo per rileggere la storia con gli occhi e la sensibilità del popolo che la scriveva mentre la viveva. Il Museo, è la raccolta di un grande patrimonio che va dal 1500 a oggi, con un intreccio di fede, arte e storia. Una struttura museale unica e suggestiva, un percorso che induce a una seria riflessione, Gli ex voto parlano del bisogno di aiuto nel dolore, nella malattia, nelle avversità di ogni genere in cui l’umanità si dibatte fin dal suo esistere.

 


E per arricchire le emozioni

E chi vuole può fermarsi a degustare i piatti tipici regionali 
alla trattoria IL ZOPPICONE

ristorante-zoppicone-paccheri-allo-stocco.jpgMenù TUTTO STOCCO

25,00 € /persona 

Antipasto stocco in bianco,
Paccheri con stoccafisso
Stocco al pomodoro 
Vino: Catalanesca della casa/ Aglianico della casa
Frutta e dolce

 

 

 

 


Menù RAGU' DEL ZOPPICONE:       ristorante-zoppicone-ragu.jpg

 23,00/persona

Fritturine della casa 
Pasta al ragù,  oppure pasta e fagioli del Zoppicone 
Carne al ragù /stocco rosso
Vino: Catalanesca della casa/ Aglianico della casa
Frutta e dolce

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21 maggio 2014 3 21 /05 /maggio /2014 13:02

Visita guidata alla azienda REAL FRUTTA
e alle CANTINE OLIVELLA 

Ecco il programma dettagliato della visita del gg 24 

Punto di incontro:
Piazza Madonna dell'Arco di fronte al bar TIME (zona alta della piazza)

 

GIV-2014-Piazza-Madonna-dell-Arco.PNG

Scarica pianta allegata  



ora di inizio visita: 09:30
Termine previsto per le ore 12:30 
Durata delle visite circa 3 ore
E dopo la visita, alle aziende tutti a pranzo al ZOPPICONE 
su prenotazione fino all'ora di inizio visita
Menu tutto stocco 25,00 € /persona 
Antipasto stocco in bianco,
Paccheri con stoccafisso
Stocco al pomodoro 
Vino: Catalanesca della casa/ Aglianico della casa
Frutta e dolce

Menù alternativo: € 23,00/persona
Fritturine della casa 
Pasta e fagioli dello zoppicone
Carne al ragù /stocco rosso
Vino: Catalanesca della casa/ Aglianico della casa
Frutta e dolce


scarica la locandina  eventi Girando intorno al  vesuvio: 


Scarica la locandina evento gg 24 

140524-Girando-2014.png

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21 maggio 2014 3 21 /05 /maggio /2014 12:50

 

 

Ritorna Girando intorno al vesuvio, L'iiniziativa di Cittadini per il Parco che propone una serie di percorsi e visite guidate per far conoscere e apprezzare le meraviglie del parco del Vesuvio.

 

La locandina con il riepilogo degli eventi è scaricabile dal link: 

LOCANDINA GIRANDO INTORNO AL VESUVIO 2014 

 

girando_2014-banner.png

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 09:35

DSCN3822.JPGNell'ultimo fine settimana, con la loro visita alla Paranza delle Gavete a Somma e con il Gran Trekking del Periplo del Vesuvio, i "Cittadini per il Parco" chiudono il loro mese di iniziative volte a mostrare il lato migliore del Vulcano.

 

Sabato scorso una delegazione di Cittadini per il Parco, più un gruppo di fedeli escursionisti ha fatto tappa a Somma Vesuviana, presso le antiche sorgenti delle Gavete. La passeggiata è stata di quelle tranquille, il dislivello non era infatti proibitivo, così come la lunghezza del percorso, garantendo in tal modo ai partecipanti un aria scanzonata e familiare. L’arsura della controra è stata poi smorzata dalla rigogliosa vegetazione del luogo e dal fresco Catalanesca, gentilmente offerto dagli amici paranzari, che sopperiscono alla scarsezza d’acqua delle sorgenti col pregiato nettare che la campagna sommese offre ancora. La compagnia è stata allegra, s’è discorso di albicocche, di vino, dei tiempe belle ‘e ‘na vota e di quello che si potrebbe fare e non s’è riusciti a farlo ancora; un incontro da riproporre nel tempo per rinforzare il rapporto virtuoso tra vesuviani.

 

Domenica s’è invece tenuto il Gran trekking del Vesuvio, il periplo completo del Somma/Vesuvio, un omaggio al nostro Vulcano, sulla bocca di tutti ma tanto vituperato e, tutto sommato, ancora poco conosciuto. Il gruppo era davvero esiguo, quattro persone, ma l’impresa non era da tutti. Ventiquattro chilometri per più di otto ore di cammino, una fitta boscaglia, frane e a tratti, sole cocente, ma che soddisfazione! Qualcosa da raccontare e da ricordare nella monotonia delle venture giornate balneari. I partecipanti, rappresentativa di CpP e del CAI di Piedimonte Matese, hanno percorso la base larga del complesso vulcanico partendo verso le nove dalla località di Casa Barone, tra Massa di Somma e San Sebastiano, per poi raggiungere il sentiero n°3 del Parco Nazionale e attraversando, seguendo la sentieristica ufficiale, quasi tutti i comuni del Parco (solo Boscoreale non è stato toccato dall’itinerario).

 

Gavete3.JPG

 

Il tragitto, superato un iniziale dislivello di 350 m. si è poi mantenuto, con un andamento più o meno costante, intorno ai 700 mslm, seguendo la curva di livello cartografica fino a Somma Vesuviana. Raggiunta la famigerata traversa (stavolta meno sporca del solito!) verso mezzogiorno, il gruppetto ha fatto sosta per mangiucchiare qualcosa sotto le baracche, per poi ripartire subito, prendendo a est l’angusto e disastrato stradello che mette in comunicazione il sentiero n°3 col n°2, in direzione Ottaviano. Il percorso è costellato di frane ma la ricca vegetazione, la presenza di orchidee e del giglio di San Giovanni, a ricordarci la festa e il solstizio d’estate, hanno allietano il faticoso cammino.

 

Periplo-completo-4.jpg

 

Una breve sosta nello slargo dedicato ad Angelo Prisco, celebra con un saluto il ricordo del giovane finanziere ucciso da chi non sa vivere senza la scorciatoia del sopruso e della violenza. Poi si riparte, alla volta della Valle dell’Inferno, che mai più celestiale non fu, per il trionfo dell’arborescente ginestra dell’Etna e di tutte le altre odorose essenze, presenti in rigogliose quinte ad accogliere gli estasiati camminanti. Un cacciuttiello si affianca ai quattro, è assetato, gli si offre dell’acqua e li seguirà per il resto del percorso.
Verso le cinque del pomeriggio si giunge a alla mitica Strada Matrone (sentiero n°4 del PNV), l’apice della camminata, a 850 mslm. e a metà percorso. Restano altri 12 Km per raggiungere il tratto finale dell’itinerario, il sentiero n°8, quello che porterà il manipolo di escursionisti verso San Sebastiano, dove hanno lasciato le loro auto; prima però dovranno percorrere la Matrone fino al suo incrocio con la riserva del Tirone-Alto Vesuvio e percorrere quest’ultima.

 

Entrati nella pineta del Tirone, con passo rispettoso per declamata integralità del luogo, ci si renderà ben presto conto che il luogo è tutt’altro che integro e, dalle tracce lasciate da chi li aveva preceduti, lo si desume assai frequentato da auto, bici e cavalli. Il tratto, pur se in buona parte pianeggiante, risulta, per l’ormai incombente fatica, più duro del previsto ma, dopo una breve sosta rifocillante, supportata da vino e biscotti, si riparte e ben presto, seguendo in parallelo il tragitto dell’antico trenino elettrico, quello che conduceva alla stazione inferiore della Funiculare, si guadagnerà la provinciale del Vesuvio, all’altezza di un ristorante e delle cosiddette Case Matrone, dal nome di Antonio Matrone, uno dei due fratelli imprenditori che donarono, agli inizi del XX secolo, il loro nome e il loro impegno al allora pionieristica viabilità vesuviana.

 

Usciti indenni dal fastidioso incontro con i cani del vicino ristorante, perdiamo purtroppo il nostro amico a quattro zampe che fugge via intimorito dai suoi canidi compagni. Rapidamente si raggiunge, in discesa, Contrada Osservatorio, là dove troveranno l’imboccatura del sentiero otto, il cosiddetto “Trenino a cremagliera”, dove appunto saliva il già menzionato trenino, spinto da una motrice a pignone fino alla vicina stazione dell’ormai decaduto Hotel Eremo. Seguendo il suo scosceso e assai sdrucciolevole percorso, giungeranno infine a San Sebastiano, in Via Panoramica Fellapane, ai confini con Massa e dove stanchi ma soddisfatti affronteranno gli sguardi incuriositi di coppiette e satolli gitanti domenicali, confusi in quella strana e peculiarmente nostrana commistione erotico/culinaria delle aree a monte delle nostre dimore.  

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23 giugno 2012 6 23 /06 /giugno /2012 22:30

C’è energia fresca nel parco,

......   e il movimento cresce!

La-meta-dell-itinerario.JPGSalire alle Gavete alle 4 del pomeriggio di un giorno d’estate con una temperatura di 35° e umidità relativa dell’89%  che fa percepire una temperatura sul corpo  almeno di 41-42°, sembra una impresa titanica soprattutto se ad affrontarla è un gruppo tra cui  qualche ragazzo e uomini e donne  non più giovanissimi.

Il sole picchia in testa e rende l’aria afosa. Il gruppo stenta a comporsi , qualcuno spera nella desistenza degli altri per giustificare la propria.  

Nel volgere di pochi minuti invece il gruppo si forma agli organizzatori si sommano un gruppo di signore temerarie che arrivano da Terzigno, poi  due giovani architetti (fratello e sorella) di sant’Anastasia,  e un nutrito gruppo di Somma  tra cui i protagonisti dell’intervento di pulizia e sistemazione del luogo che andremo a visitare.

Il caldo consiglia  di affrontare parte del percorso in auto per evitare la prima parte del percorso; ma la strada è stretta e in ripida pendenza, la mia auto su cui hanno trovato posto 3 delle signore di Terzigno  soffre e arranca  in salita fino a sconsigliare  l’insistenza.

La lasciamo in una delle rare insenature e affrontiamo la salita sotto il sole  irriguardoso anche delle  signore, che mi accompagnano.

Lungo la strada frutteti di albicocche mature si offrono alla vista e al palato. I contadini perdoneranno certamente la nostra golosità ne consumiamo solo qualcuna spinti dalla bontà del frutto, più che dalla fame  a quell’ora del giorno. 

La salita si fa più ripida e una delle auto che era arrivata in quota è ridiscesa e  si fa carico di portare su le signore.

Il gruppo si ricompatta  nello spiazzale dove le auto si fermeranno. Di la dovremo tutti proseguire a piedi.

Dopo un breve tratto in discesa il sentiero si insinua in una gola della montagna,  il sole qui è filtrato da un bosco di aceri e carpino bianco che ne attutiscono il calore sempre più via via che pur risalendo lungo il sentiero ci si inoltra nella gola. Fino ad uno slargo ovale ampio ma coperto dalla vegetazione che riveste le pareti e le sommità che ne delimitano lo spazio.

A destra sulla parete una scala fatta di robusti tronchi di alberi  fissati nel terreno, altri tronchi più sottili ma abbastanza robusti sono stati posti a formare  il  parapetto.

Si sale così, in rapida ascesa lungo il sentiero realizzato grazie all’intervento dei generosi soci della Paranza delle Gavete che ci accompagnano. Sono stati loro  Salvatore Lanzetta, il presidente, Silvio,  Aniello e i tanti altri che oggi non sono con noi, che hanno investito il loro tempo per ripulire l'area e  per progettare e realizzare da soli, e senza nessun aiuto pubblico, opere di ingegneria naturalistica che ci consentono di arrivare fino alla meta del nostro itinerario.

Un terrazzo semiovale largo circa trenta metri profondo forse una diecina che ha sullo sfondo una massiccia parete rocciosa su cui si possono vedere le stratificazioni di roccia lavica alternate a strati di materiale piroclastico che nel corso dei millenni  si sono sovrapposti  durante le manifestazioni caratteristiche della vita del vulcano.

Sulle pareti della roccia scavata a mano dai nostri accompagnatori,  per ripulirle dei detriti che si erano accumulati, mettono in evidenza due grotte. Una più alta e profonda, l’altra appena accennata.  Dalle pareti delle cavita cola acqua che inumidisce e compatta  il terreno.

Dalle cavita   si avverte un sensibile movimento di aria fresca che rende tutta l’area ospitale.  Quella più piccola fa intuire una profondità anche maggiore della prima. Infatti si riesce ad infilate un ramo lungo ben oltre tre metri senza alcuna difficoltà.

I generosi lavoratori della paranza raccontano testimonianze di vecchi contadini che proprio in quella zona venivano per raccogliere acqua fresca per le colture e per dissetarsi, vogliono riportarle alla luce per restituire a questo terrazzo l’amena bellezza di un luogo antico che non ha mai smesso di affascinare le genti che lo hanno amato.

Sono queste le energie che vogliamo recuperare nel parco; sono qui le risorse nascoste.

E’ in queste persone e da questi luoghi che il movimento dei cittadini per il Parco trova le ragioni per l’impegno.

Scendendo sulla piazzale dove avevamo parcheggiato le auto uno dei ragazzi della Paranza, Gennaro Coppola,  ci regala con un bicchiere di catalanesca fredda una meravigliosa riconciliazione con le asperità che abbiamo dovuto affrontare, e inoltre ce ne regala una bottiglia che porteremo a casa sperando di ritrovarci la stessa fresca vitalità che abbiamo assaporato in montagna.

 

Blu Vesuviano

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22 giugno 2012 5 22 /06 /giugno /2012 17:28

Scheda 12 La sorgente delle Gavete

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20 giugno 2012 3 20 /06 /giugno /2012 19:57

Gavete1 

Di come sia possibile far rivivere il passato con lo spirito del presente. L’opera tenace di un gruppo di volenterosi che non ha atteso che altri facessero per loro. La speranza che una nuova tradizione e una nuova linea di pensiero s’instauri all’ombra del Vulcano.

 

Questo timido e giovane mese di maggio ci ha regalato stamattina uno splendido sole, per cui, quale occasione migliore per uscire e andare a spasso per i campi, magari fare una scampagnata di quelle da ricordare. Chissà perché nei miei ricordi di ragazzo la passeggiata primaverile era esclusivamente fuori porta, in auto, tutt’al più in Vesuviana e mai in zona. In effetti si presume che le aree circostanti siano a noi note, per questo meno appetibili, ma è anche vero il fatto che il Vesuviano, il nostro territorio, è un unicum da scoprire e riscoprire continuamente. Allora perché questo non accadeva e ahimè non accade? Io l’ho capito nelle mie passeggiate vesuviane, ho scoperto che il meraviglioso territorio (e qui l’aggettivo non è buttato lì a caso come il proverbiale e onnipresente mozzafiato!) non è purtroppo accessibile. O meglio, lo è fin troppo! Mi spiego meglio, chiunque, nonostante i vincoli dell’area protetta e del buon senso, ha fatto sì che fosse fatto di esso uno scempio immane e ad oggi, nonostante orde imperterrite di gitanti occasionali, letali come le bibliche locuste, i più vanno altrove, nei più alla moda agriturismo, al mare che pure non guasta e dovunque la visione non sia guastata da monezza e malcostume.

 

Questo preambolo vuole dar ragione al tema principale di questo mio articolo, ovvero l’opera meritoria di un gruppo di sommesi che forti della loro tradizione hanno messo in atto un bel esempio di amore per il proprio territorio.

Come sarà nato il tutto, è facile da immaginare, qualche ricordo d’infanzia, le storie degli anziani e così, un manipolo di quarantacinquenni o sedicenti tali, non ancora affranti dalla vita, non ancora illusi dalle sirene del progresso, ha deciso di mettere in pratica un sogno, quello di ripulire e rendere fruibile la sorgente delle Gavete.

Le Gavete non grondano più acqua e chissà se mai lo faranno, vista la natura del terreno, ma di certo hanno grondato molto sudore, quello di chi non atteso che scendesse la mano dall’alto, non ha detto e ch’hamma fa’ è a genta ch’è malamente, non hanno atteso che qualcun altro si sporcasse le mani per loro e hanno ripulito il posto; ed ecco che, in occasione del primo maggio, costituitisi paranza, hanno celebrato il primo giorno dedicato alle Gavete, consacrandole, con tanto di messa, alla Madonna di Castello.

 

Il luogo, il cui nome potrebbe risalire a un sistema di imbrigliamento o comunque al fluire di acque, non è impossibile da raggiungere ma è alquanto impervio. Dalla circumvallazione di Somma s’imbocca Via Marina (e ho detto tutto!), per poi proseguire per Via Fontana (e qui ancora ancora…) fino a perdersi in un paradiso rurale fatto di albicocchi e vigneti. Mentre salivo, trasognante per il gioco di luce che il sole primaverile creava, stordito dai profumi che l’atteso calore stimolava nella vegetazione circostante, mi risvegliavo dal rumore delle sempiterne Panda che arrancavano lungo la salita, quasi sempre con una coppia di anziani a bordo; molti mi salutano, forse per quella bella usanza di farlo in montagna, o perché è giusto così, e io rispondo, perché il saluto è dell’angelo, e così sia!

 

La strada è bella ma ripida, con poche curve ad addolcirne il pendio, per fortuna più si sale e più la vegetazione s’incupisce e fa da piacevole ombra, proprio quando il caldo del mattino incomincia ad essere più forte. Raggiungo una serie di terrazzamenti, s’incomincia a sentire il vocio della folla, qualche colpo di tammorra e soprattutto gli immancabili fuochi; saranno loro? Quelli delle Gavete? Dall’alto si vede lo sbuffo dei botti, ma è sul Ciglio, sulla Montagna, siamo in pieno periodo di festeggiamenti, dopodomani è il Tre della Croce!

 

Giusto sotto lo spiazzo antistante la platea naturale delle Gavete, incrocio le prime persone che chiacchierano, segno che sono ancora in tempo per seguire la cerimonia, che del resto è prevista per le undici, sono le dieci e mezza, posso quindi rallentare il ritmo fermandomi a curiosare e scattare qualche foto. Scorgo una capanna con una tavola imbandita, prodromo di un bivacco, bene! La cosa si fa interessante!

 

Salgo fin su, lungo una bella staccionata, dove in molti si affacciano, ci sono tante persone e di tutte le età, vengo accolto dai volti amici della Paranza del Sabato dei Fuochi e da molti altri della neonata Paranza, è un piacere condividere i loro momenti di festa, le loro pacche sulla spalla, i sorrisi e persino gli sfottò, ti fanno sentire uno di loro, sempre! E questo non è cosa da poco di questi tempi. Scorgo anche il sindaco di Somma, Allocca che mi viene presentato da una collega del Mediano, c’è anche il parroco Don Franco Gallo che s’accinge ad iniziare la messa.

Considerato il luogo c’è veramente molta gente, è bello vedere gli anziani che salgono con il loro passo lungo il sentiero, è bello vedere il loro tributo ai giovani che gli hanno restituito le Sorgenti dei loro anni migliori. La messa inizia con i canti delle donne che ne scandiscono il rituale, il momento più bello è però quando si scopre l’immagine in basalto dipinto della Madonna, è stato toccante vedere omaccioni tatuati trattenere a stento le lacrime, è stato bello vedere con quale orgoglio, ma al tempo stesso con quale dignità, hanno gestito l’evento, senza vanagloria, senza alcun segno di presenzialismo. Il parroco, nell’omelia, spiega che la festa non deve essere solo popolare ma deve mantenere le sue basi cristiane, un uomo di chiesa non poteva che dire questo, ma vaglielo a dire tu a duemila anni di sincretismo e sovrapposizione culturale che la festa è solo cristiana!

 

Segue un breve discorso del sindaco, che elogia la Paranza, sottolineandone l’esclusivo merito per quel che era stato creato lì. Ha promesso poi il suo impegno per eventuali fondi, per la messa in sicurezza della zona e renderla fruibile in piena tranquillità a tutti, ma questa è un’altra storia. La bellezza della giornata viene coronata da due canti di Ninuccia, un’anziana dalla voce cristallina, che con i suoi gorgheggi ci incanta e ci commuove come la maggior parte degli anziani presenti. Riconosco una canzone con le parole del poeta sommese Gino Auriemma, Muntagna’e stu core, il canto diviene corale, sentito, toccante, ah se fosse sempre così questo nostro mondo!

 

Fatta la devozione alla Mamma Schiavona si scende lungo il percorso, creato ad hoc con le palizzate, c’è chi ritorna verso Castello, collegato alle Gavete attraverso un sentiero più breve e più agile. Altri scendono al bivacco, là dove già risuonano tammora e fisarmonica. Il tempo di apprezzare i canti e i balli nella loro varietà e nella loro genuinità, godere della sincera amicizia di chi non mi fa sentire ospite, che vedo ‘o Vuiariello arcigno più che mai! Si è unito ai suonatori e mi fa cenno che mi vuol parlare; che non gli sia piaciuto l’articolo sul Sabato dei Fuochi? Mi faccio anima e coraggio, s’è fatto la barba ma la faccia è sempre da brigante! «Anto’- spavaldo gli dico - ma la Panda era verde o grigia?» «Grigio-verde, troppa bella! L’aggio lavata stammatina. Teodo’ ma tu reste accà? No pecché … te vulevo invità ‘a casa mia a mangia’.» Dico di no con un po’ di rammarico, m’avrebbe fatto piacere stare con loro a chiacchierare, per conoscerli meglio, per entrare nel loro mondo scandito dalla Festa, ma il dovere di cronista mi chiama, un bicchiere di vino e via! A trascrivere queste mie emozioni; viva la Mamma Schiavona! Viva la Paranza delle Gavete!

Scheda-12-La-sorgewnte-delle-Gavete.jpg

Gavete1

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19 giugno 2012 2 19 /06 /giugno /2012 21:03

L’idea di base è quella di dare un’idea generale dell’ambiente vesuviano, soprattutto a chi non ha cognizione della ricchezza e della diversità del paesaggio del nostro Vulcano.

Il percorso è un trekking di difficoltà medio-alta non tanto per il suo dislivello massimo, di circa 500 m. slm, ma per la sua lunghezza di oltre 20 km, per circa 8 ore di cammino effettivo e per la presenza di frane in alcuni punti del percorso e le sterpaglie che non mancheranno vista la stagione.

PeriploPeriplo.JPG

Ad ogni modo non si tratta di un itinerario proibitivo.

La partenza è da San Sebastiano al Vesuvio, all’apice di Via Panoramica Fellapane dove si potranno lasciare le auto, verso le ore 9.00 ma non più tardi per evitare l’arsura del pieno giorno e guadagnare quanto prima gli ampi tratti di sentiero boschivo. Ad ogni modo dal punto di partenza si ascende il Monte Somma attraverso il sentiero che sale lungo il crinale del “Sentiero delle capre” parallelo alla Castelluccia e sovrastante l’alveo Molaro. Lo si segue per i circa 2 km della sua irta strada per raggiungere l’incrocio col sentiero n°3 il cosiddetto Sentiero delle Baracche. Si segue verso nord tale sentiero che superando alcuni alberi caduti per le recenti piogge si  raggiungerà dopo circa sei km la “Traversa” nel comune di Somma Vesuviana, di lì si prenderà lo stradello di raccordo che condurrà al n°2 “I Cognoli di Ottaviano”. Tale stradello è la parte più difficile del percorso avendo due punti esposti di cui uno interessato da una frana molto ampia. Superato lo stradello si percorre la parte bassa del n°2 fino a largo Prisco, dove si congiungerà col n°1 fino allo slargo della Legalità da molti ancora noto come rifugio La Marca (che non esiste più da anni!). Questo potrà essere un punto di sosta dove riposarsi e rifocillarsi per il prosieguo del percorso. Dallo slargo si volge verso est per incontrare la storica strada Matrone il sentiero numero quattro del Parco, che ci porterà facilmente in discesa, con il Gran Cono alla spalle e L’isola di Capri di fronte, verso la pineta del Tirone.

PeriploPeriplo-3.JPG

 

La riserva naturale del Tirone/Alto Vesuvio sarà il nostro penultimo tratto di sentiero vesuviano che ci condurrà nella splendida pineta. Alla biforcazione del sentiero si salirà a destra seguendo il tratto di sentiero parallelo all’antico tragitto del trenino, quello che dall’Eremo portava alla stazione inferiore della funicolare. Usciremo alle spalle del ristorante “Douce atmosphere” dove, dopo un breve tratto di strada asfaltata,  prenderemo, all’altezza della sede storica dell’Osservatorio Vesuviano, il sentiero n° 8, il”Trenino a cremagliera” dal nome dello stesso treno che dalla stazione Cook, in località Lave Novelle ad Ercolano, saliva lungo il ripido pendio, spinto da una motrice a cremagliera fino alla stazione dell’Eremo. Anche in questo caso sarà opportuno fare attenzione per la ripida e sdrucciolevole discesa che porterà gli escursionisti fino al punto di partenza dove hanno parcheggiato i propri automezzi, sempre in Vai Panoramica Fellapane a San Sebastiano.

 

Consigli utili e attrezzatura imprescindibile.

Vista la durata del percorso e la stagione estiva si raccomanda i partecipanti di portare con sé almeno 2 litri d’acqua, una colazione a sacco, frutta e all’occasione integratori salini. Ci sarà inoltre un ampio tratto esposto al sole per cui cappelli, occhiali da sole e crema protettiva possono essere assai utili ma, allo stesso tempo, si consigliano pantaloni lunghi e antistrappo per i rovi e la sterpaglia varia del bosco.

 

NB: Per chi non fosse socio CAI (essendo quest’escursione in concomitanza con quella sezionale di Piedimonte Matese) potrà presentarsi con la stampa di questa scheda sottoscritta, quale liberatoria da ogni responsabilità per la guida, la sezione CAI di Piedimonte Matese e “Cittadini per il Parco” per eventuali danni a sé stesso e altri o a cose, procurato dal sottoscrivente.

 

 

 PeriploPeriplo-2.JPG

 

 

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17 giugno 2012 7 17 /06 /giugno /2012 16:06

           Sui sentieri del passato guardando al futuro

 

17-Giugno-I-conetti-vulcanici-0393.JPG

Innanzitutto occorre ringraziare l’associazione Liberi Pensieri di Pollena che da anni si distingue con attività socio culturali svolte per valorizzare il patrimonio storico, ambientale e culturale del territorio del comune di Polena Trocchia. Tra queste particolare rilevanza assumono le attività che hanno consentito il recupero e il mantenimento del geosito del Carcavone e dei Conetti Vulcanici.

 

Si tratta di un luogo che senza timore di eccedere può essere definito di rilevanza mondiale per l’interesse geologico che in esso è custodito.

 

Le attività estrattive che si sono svolte sul crinale del monte somma hanno prodotto un indiscusso disastro ambientale testimoniato in questa zona dai resti delle briglie borboniche costruite nel 19° secolo e distrutte dalla voracità manifestatasi nelle cave delle nostre generazioni.   I resti di quelle briglie  emergono dal fondo della cava,  muri alti decine di metri laddove erano stati costruiti per arginare al livello del crinale le acque piovane, ora sono resti di una civiltà più rispettosa della natura resi inutili a servire quel tessuto di canali e lagni costruiti per incanalare domare le acque che dal monte devono tornare a valle senza provocare danni.

 

Nel corso di pochi decenni milioni di metri cubi di terreno sono stati rimossi dal fianco del Vesuvio per alimentare le fabbriche di case che hanno trasformato il territorio degenerandolo sia per la presenza di questi enormi scavi, sia per la massiccia e, troppo frequentemente incontrollata e abusiva, attività di costruzioni di case e quartieri sempre più densamente abitati fino a renderli inospitali e pericolosi.   

In questa zona, l’unico merito delle cave è stato quello di  aver portato alla luce i Conetti vulcanici di Pollena. Piccoli coni eruttivi formatisi tra 18.000 e 35.000 anni fa che hanno consentito di ricostruire la storia del Vesuvio ma anche di studiare la fenomenologia delle eruzioni e esplosioni vulcaniche.

 

17-Giugno-I-conetti-vulcanici 0388

A noi oggi è toccata la fortuna di essere guidati in questa intrigante passeggiata da uno dei geologi che animano l’associazione Liberi Pensieri: Santolo Mariano Di Sarno, e dal presidente della associazione Giovanni Ognibene.

 

Non riuscirei mai a trasmettere con la stessa competenza e ricchezza di informazioni le conoscenze di Santolo Di Sarno, so però che quelle conoscenze, dovrebbero appartenere alla intera comunità delle popolazioni che risiedono nell’area del Vesuvio, se vogliamo far si che gli amministratori del futuro di questo territorio siano soggetti al controllo di una cittadinanza attiva, consapevole e informata.

 

 Posso consigliare a tutti di non perdere occasione nelle prossime manifestazioni che l’associazione Liberi Pensieri e il movimento Cittadini Per il Parco, a cui ha aderito l’associazione di Pollena, organizzeranno nel prosieguo delle loro attività.

 

blu vesuviano


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11 giugno 2012 1 11 /06 /giugno /2012 22:51

Molarogiglio-2.JPGMentre i più vanno al mare, un gruppo di intrepidi escursionisti decide di andare in controtendenza e affrontare la calura, praticamente estiva e inoltrarsi nel bosco sommano.

Si parte dalla fine di Via Veseri, all’altezza dell’orrendo imbuto di cemento, quello che inghiotte l’alveo Molaro e lo intomba, e che da lì raggiungerà con alterne vicende il mare. Ed è proprio il lagno del Molaro che seguiamo a monte, valicando le sue briglie di origine borbonica, ridotte ormai a un rastrello per rifiuti. Dopo poche centinaia di metri si lascia l’ormai occluso lagno, pieno di folta vegetazione e si volge a sinistra verso i fertili campi della Rendita. Ben presto il percorso rurale s’incupisce in una fitta ma piacevole galleria arborea, che sale verso il vero e proprio bosco mesofilo (umido).

 

Una volta entrati nella boscaglia, a mo’ di novelli Indiana Jones, si affronta una vegetazione fitta e intricata. Gli undici trekker però non demordono, anzi, ne apprezzano la varietà; sono infatti distinguibili lecci, robinie, ontani, ma anche castagni e aceri. Ci si diverte a considerare la robustezza delle liane di vitalba, degne del migliore Tarzan!

 

Il percorso segue il suo antico tragitto, là dove, una volta, i contadini ne ricalcavano la linea ondulata, per raccogliere la legna, l’erba per gli animali o semplicemente per raggiungere il proprio fondo; altri tempi, altre storie, altra gente!

Si arriva, dopo circa tre ore di salita e a circa settecentocinquanta metri sul livello del mare, al sentiero numero tre del Parco Nazionale del Vesuvio, quello più comunemente conosciuto come ‘a strada de barracche. Perché si chiami così, è da attribuire al fatto che percorso a settentrione conduce alla famigerata Traversa, nel comune di Somma, dove per l’appunto c’è qualche baracca ad uso riparo per le paranze delle feste in onore della Mamma Schiavona. Si può anche far risalire il nome a quelle costruzioni che a stento si vedono a monte del percorso, in pietra e molto più antiche e meritevoli dell’uso spregiativo del termine per le loro dirute condizioni.

 

Il numero tre, che nel suo sviluppo completo di circa undici chilometri, raggiunge la cima del Somma, lo troviamo stranamente invaso da una fitta vegetazione, in effetti è uno dei sentieri più trafficati da escursionisti e simili, per il fatto stesso della larghezza del suo tratto in quota (una media di 700 m.) e per la sua lunghezza, di circa sei chilometri. In effetti ci si rende poi conto che è molto probabile che i numerosi alberi caduti lungo lo stradello abbiano impedito ai numerosi escursionisti a cavallo di affrontarlo e quindi “pulirne” il tragitto, per fortuna, anche chi s’accinge talvolta con auto e moto, ne è opportunamente tenuto lontano.

 

Si raggiunge, dopo esser passati sopra e sotto i suddetti alberi, all’incrocio con la salita ai Cognoli di Giacca, la via alta che porta a Punta Nasone (1.131 mslm.) e le vie che conducono a Valle, verso la Provinciale del Vesuvio, a sud, la Castelluccia e il Sentiero delle Capre, verso occidente. Il sentiero della Castelluccia, che prende nome dal toponimo relativo a un’antica costruzione ancora oggi visibile, è in più punti occluso da rovi e sterpaglie e che meriterà, prima o poi, un opportuna azione di recupero. Scendiamo quindi per il cosiddetto Sentiero delle Capre, splendido percorso panoramico, un tempo luogo di un allevamento sperimentale della capra vesuviana, iniziativa passata prontamente all’oblio e alle tavole altrui, come spesso accade dopo un opportuno e strumentale strombazzamento iniziale.

Qui, nonostante gli iniziali timori, incontriamo la strada ancora libera e la rigogliosa esuberanza della natura vesuviana viene ridotta dai nostri falcetti, le nostre forbici e il nostro entusiasmo.

La vegetazione spontanea, tra la quale non è stato difficile incontrare anche i bei gigli rossi, i gigli di San Giovanni, ben presto si sostituisce a quella più organizzata dei poderi di Casa Barone, e tra albicocchi, sorbi, prugni e gelsi si declina verso la Panoramica di San Sebastiano, senza aver provato il brivido sul passaggio del cosiddetto ponte borbonico, anch’esso decrepito e cadente e non prima di aver fatto un scorpacciata di frutti di gelso, maturi al punto giusto come la nostra fame, vista l’ora che volge al desio e si spera anche al nostro desinare.

 

Una splendida giornata con splendide e motivate persone, ma una domanda ci assillava nel nostro rientro a casa: come mai il progetto del comune di Massa, relativo agli stanziamenti PIRAP, ha scelto uno scialbo percorso cittadino e non è stato vincolato a simili sentieri? Misteri della politica!   

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  • : Cittadini per il Parco è un movimento civico costituito da associazioni, imprenditori, professionisti, privati cittadini, che ha per obiettivo la piena e compiuta realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente Parco nazionale del Vesuvio , .... vedi documento CARTA DI INTENTI
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