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16 ottobre 2014 4 16 /10 /ottobre /2014 14:44

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Dai primi riscontri i pomodorini del piennolo coltivati nei terreni adiacenti Cava Montone sono esenti da sostanze nocive. Intervista "a tutto campo" al Presidente del Consorzio di Tutela, Giovanni Marino.

 

Negli ultimi tempi c'è chi ha sparato a zero e spesso senza nozione di causa sulle coltivazioni a ridosso di terreni inquinati, non ultimo il caso di Ercolano. La mira di costoro sembra esser stata quella di un forzoso sensazionalismo più che il fornire una reale informazione. Le conseguenze, per l'agricoltura ma anche per la reale conoscenza del problema della Terra dei Fuochi, sono state drammatiche. Da un lato, un notevole danno economico per gli operatori del settore, dall'altro la confusione sui dati relativi al danno ambientale. Cerchiamo quindi di capirne di più, anche attraverso l'intervista che segue.

 

Presidente Marino, i ritrovamenti di circa quaranta fusti contenenti rifiuti industriali a cava Montone, alcuni dei quali ritrovati a pochi metri di profondità proprio al confine con un campo coltivato a pomodorino del piennolo, possono aver danneggiato l'immagine di questo pregiato prodotto?
«Sicuramente sì. In misura proporzionale naturalmente a quanto se ne è parlato e, soprattutto, a come se ne è parlato. Indubbiamente, sapere che a poca distanza da un campo coltivato c'era una discarica di rifiuti pericolosi non fa piacere a nessuno e in primis, mi creda, non fa piacere al produttore. Ma, come era facilmente prevedibile, le prime analisi sui residui di coltivazione (sono state prelevati dei frutti), effettuate dall'Istituto Zooprofilattico di Portici, hanno dato riscontro negativo, certificando cioè che non vi è presenza nei frutti di sostanze nocive per la salute ovvero, per essere più precisi, che la presenza di metalli pesanti, cadmio e piombo, è molto al di sotto dei limiti massimi previsti per legge. Ciononostante, l'agricoltore abbandonerà quel terreno. Credo sia una sconfitta per tutti.»

 

Perché i risultati delle analisi erano prevedibili?
«Perché qualunque agronomo avrebbe potuto attestare che il pomodoro sviluppa un apparato radicale superficiale, che di rado le radici scendono oltre i 50 cm di profondità e che quindi non possono essere entrate in contatto con quei fusti ritrovati a 4 metri lineari di distanza dalla coltivazione, indipendentemente dalla relativa profondità alla quale sono stati seppelliti. A questa considerazione se ne aggiunge un'altra: i due fondi erano separati da un fitto canneto poi rimosso dalla attività di scavo. Considerata infine la natura oleosa-bituminosa dei rifiuti, in caso di contatto tra la pianta di pomodoro e il rifiuto non vi sarebbe stato assorbimento, ma semmai la morte della pianta. Né si può affermare, allo stato attuale delle conoscenze, che le sostanze ritrovate abbiano per caratteristiche un potere inquinante ad ampio raggio del suolo circostante.

 

Ciononostante è stato scritto da alcuni giornali e dichiarato da alcuni inquirenti che sulle tavole degli italiani e dei campani erano arrivati prodotti contaminati, ovvero che, "si può stare tranquilli perché il pomodorino del piennolo non si coltiva solo lì". Mi chiedo su quali basi siano state rilasciate queste dichiarazioni. A maggior ragione se si considera che in quel campo, tra fine marzo e inizio aprile, prima quindi che fossero trapiantate le piantine di pomodorino, i carabinieri del NOE e personale della Forestale avevano già effettuato dei rilievi con il famoso geo magnetometro per individuare la eventuale presenza in profondità di masse metalliche, escludendo che ve ne fossero. Circostanza questa che avrebbe dovuto indurre i dichiaranti ad una maggiore prudenza … ».

 

Perché allora il produttore lascerà quel fondo?
«Per ragioni di opportunità. Perché non è sostenibile per l'opinione pubblica che si coltivi nelle immediate vicinanze di una discarica. Non è nemmeno una questione di precauzione. Le fragole coltivate vicino alla Resit di Giugliano, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, sono ottime. Ma ci si espone al rischio, anzi alla certezza, di fare da set televisivo per giornalisti alla caccia del facile scoop. Per questo, anche se con motivazioni diverse, condivido quanto dichiarato dal Presidente della Comunità del Parco, Luca Capasso. Bisogna creare intorno alle discariche delle zone no food.»

 

Cosa pensa che ne sarà di quell'area?
«Questa è una bella domanda. La moneta cattiva ha scacciato quella buona. Tenga presente che l'area confinante con cava Montone, oltre ad essere adibita a coltivazione, è frequentata già dagli anni 70 da una associazione con decine di appassionati che vi praticano aeromodellismo. Lì insiste anche un fondo agricolo di proprietà della curia di Nola al cui interno vi è una bellissima palazzina dell'ottocento, oggi in rovina, un tempo orfanotrofio e che fino ad una quindicina di anni fa ospitava ancora colonie estive per bambini. Per non parlare della recente "scoperta" dei resti di una domus romana proprio a cava Montone, che recente non è. Oggi, paradossalmente, la sicurezza pubblica è maggiormente a rischio, in quanto con gli scavi stanno venendo fuori considerevoli quantità di amianto polverizzato che il vento porta via … ».

 

Ma lei crede realmente che esista una Terra dei Fuochi Vesuviana? Cosa risponde a chi teme la contaminazione del terreno, dell'acqua e dell'aria alle falde del Vesuvio?
«In area Parco e anche nelle aree contigue vi sono sicuramente numerose discariche illegali, più o meno recenti. Vanno individuate, caratterizzate e messe in sicurezza. Poi bisognerà mettere intorno ad un tavolo tutti i soggetti istituzionali, e sono tanti, che hanno competenza in materia di rifiuti e di tutela del territorio, sia per organizzare le bonifiche o in alternativa la messa in sicurezza delle aree, sia per mettere in atto una strategia di collaborazione inter-istituzionale e tra istituzioni e associazionismo per impedire nuovi sversamenti. La contaminazione del terreno o addirittura delle falde acquifere dipende naturalmente dalla tipologia di rifiuto abbandonato. Io non credo che la situazione sia catastrofica, ma c'è bisogno di uno sforzo straordinario per "pulire il Vesuvio", di maggiore collaborazione e coordinamento tra le forze dell'ordine (e di una cabina di regia) e di creare un nuovo modello di controllo del territorio basato sulla collaborazione tra pubblico e privato».

 

Secondo lei come è possibile far collimare la salvaguardia del territorio con la tutela delle colture locali?
«Per me la salvaguardia del territorio è tutt'uno con la tutela delle colture locali. Dove gli agricoltori abbandonano i terreni, prima o poi, arrivano i rifiuti. L'agricoltura è un presidio per la salvaguardia del territorio. Anche per questo è assurdo criminalizzarla. Mi lasci aggiungere che in tutta questa vicenda della "Terra dei Fuochi" che ha messo in ginocchio l'agricoltura campana, non vi è stato un solo episodio, un solo caso, in cui le analisi abbiano riscontrato la presenza di inquinanti nei prodotti agricoli. Allo stato dei fatti possiamo affermare in tutta sicurezza che non vi è alcun nesso tra le maggiori incidenze di tumori nella popolazione in determinate aree del Casertano e del Napoletano e i prodotti alimentari locali. Ad ogni modo, come Consorzio chiederemo a tutti i soci di effettuare le analisi del suolo per rilevare la presenza di eventuali inquinanti ambientali e di segnalarci eventuali situazioni di rischio ambientale».

 

In qualità di produttore agricolo e Presidente del Consorzio del Pomodorino del Piennolo DOP cosa chiede alle autorità competenti per evitare che psicosi e al contempo l'inquinamento dilaghino?
«Più indagini e meno dichiarazioni».

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1 maggio 2012 2 01 /05 /maggio /2012 16:02

Lunedi 23 a Boscoreale, Giovedì 26 a Somma Vesuviana e Venerdì 27 a Ercolano

foto assembleea

 

 

Si sono svolte le assemblee di zona del movimento.

 

Tre giornio di intenso dibattito sui documenti proposti dal coordinamento e le iniziative da mettere in cantiere per il prossimo futuro.

In tutte e tre le occasioni il movimento ha trovato in vecchi e nuovi interlocutori attenzione e occasione di confronto sui temi proposti. 

 

I documenti proposti alla attenzione sono nel blog 

assemblea-Boscoreale--1-.JPG

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15 aprile 2012 7 15 /04 /aprile /2012 17:24

Indicazioni stradali 268 OTTAV

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25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 16:35

Vesuvio-da-Marzano-di-Nola30634_1434220626112_1550833647_31.JPGDiscariche abusive e discariche di Stato. Crescita della incidenza di tumori nella popolazione. Dissesto idrogeologico. Abusivismo edilizio. Lento e apparentemente inarrestabile declino delle attività agricole. Non è questo il Parco nazionale del Vesuvio che immaginavamo. L’ente Parco, a quindici anni dalla sua istituzione, langue in una condizione di impotenza e di “solitudine istituzionale”, privo di mezzi, con un organico insufficiente e, soprattutto, senza un progetto condiviso che faccia intravedere una prospettiva che gli consenta di realizzare i suoi fini istituzionali. La nascita del Parco aveva suscitato in noi molte aspettative positive. Il “nuovo modello di sviluppo”, ragione fondante la nascita stessa del Parco nazionale, doveva basarsi sulla tutela e conservazione dell’ambiente, la valorizzazione turistica del patrimonio paesaggistico e naturalistico e del patrimonio culturale e storico – artistico, l’implementazione di tutte le forme di turismo compatibili, il rilancio della agricoltura vesuviana e la valorizzazione dei suoi prodotti tipici, anche in una ottica di sviluppo del turismo rurale. Ma questo modello non è decollato. Tra le cause di questo fallimento, ne segnaliamo una, che a noi sembra della massima importanza. L’ente Parco, in questi anni, non è stato riconosciuto dagli enti locali e dalle amministrazioni che si sono avvicendate, come il luogo istituzionale, come la “casa comune”, in cui progettare, pianificare e programmare lo sviluppo e la tutela dei rispettivi territori in una visione unitaria. I campanilismi o la strenua difesa del proprio orticello elettorale, mal si conciliano con la necessità di affrontare e risolvere problemi che potrebbero essere più efficacemente affrontati e risolti se posti su una scala territoriale più ampia. Emblematica è la scarsa considerazione in cui è tenuta “la Comunità del Parco”, un organo di fondamentale importanza nella vita dell’ente, di cui fanno parte i sindaci di tutti i comuni del Parco, che elabora e approva, con il parere vincolante del Consiglio direttivo, il piano pluriennale economico e sociale e che nomina 5 membri su 12 nel Consiglio direttivo. Da diversi anni a questa parte, a tutt’oggi, la Comunità del Parco non ha ancora nominato i 5 membri del Consiglio di sua competenza. D’altra parte, lo stesso Ente Parco avrebbe dovuto qualificarsi in questi anni come un “serbatoio di pensiero” al servizio di una missione comune. Per far questo avrebbe dovuto dotarsi di professionalità di altissimo profilo in molti campi del sapere scientifico ed economico, così da potersi proporre come interlocutore autorevole rispetto agli enti locali. Il Parco quindi è stato vissuto dai comuni come una fonte di finanziamento occasionale, dispensatrice di finanziamenti pubblici ed europei, che sono stati, di volta in volta, “democraticamente” ripartiti tra gli enti locali tenendo conto delle rispettive “grandezze” e non utilizzati secondo logiche e progettualità che facessero prevalere un disegno strategico sugli interessi particolari. Neppure si è lavorato per la creazione di una ”governance diffusa” attraverso la istituzione delle consulte, pure previste dallo statuto dell’ente Parco, ma mai attivate, che avrebbero dato concretezza al principio della partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni amministrative, e consentito all’ente un confronto costante e costruttivo con le associazioni e con le categorie produttive per meglio assolvere alle sue funzioni e compiti istituzionali, permettendogli anche di conseguire l’obiettivo politico, non secondario, di “avvicinare” alla istituzione cittadini e forze sociali, alimentando un processo di progressivo riconoscimento e attribuzione di valore al ruolo e alle funzioni dell’ente. Un’ultima considerazione. A quanti in questi giorni individuano, a nostro avviso impropriamente, nella mancata approvazione del PSO (Piano Strategico Operativo) da parte della Regione Campania, la cui finalità è essenzialmente quella di ridurre la densità demografica nei comuni vesuviani attraverso la riconversione delle unità abitative ad usi produttivi, nonché quella di individuare e potenziare le “vie di fuga” in caso di eruzione vulcanica, la causa principale della “ingessatura” del territorio e del suo mancato sviluppo, vogliamo ricordare che Il 19 gennaio 2010, dopo anni di gestazione, il Consiglio regionale della Campania ha approvato il Piano urbanistico del Parco, che è strumento urbanistico sovraordinato a cui i Piani regolatori dei comuni devono conformarsi. Tuttavia, il Consiglio direttivo del Parco, con grave ritardo e inspiegabilmente, non ha ancora approvato il regolamento attuativo, senza il quale il Piano resterà lettera morta. Eppure l’applicazione del Piano consentirebbe un superamento positivo di molte rigidità e irrazionalità della normativa tuttora vigente e non vi è dubbio che esso rappresenti uno strumento fondamentale per orientare lo sviluppo sostenibile del territorio. Movimento cittadini per il Parco cittadiniperilparco@gmail.com http://it.over-blog.com/com-1240173224/Cittadini_per_il_parco.html http://it-it.facebook.com/pages/Cittadini-per-il-Parco/167510399963116

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4 ottobre 2011 2 04 /10 /ottobre /2011 15:15

 

Castelluccia-GE.jpg

 

 La mia emotività non sempre rende al meglio le mie ragioni. Per questo ci provo con scrittura e immagini.

Domenica 25 settembre siamo saliti sulla Castelluccia, crinale del Monte Somma, prossimo all'alveo Molaro; tutti e due nel comune di Massa di Somma e interessati dalle fiamme dello scorso mese d'agosto. Pensavo che partire da questo luogo, per pulire i sentieri del Vesuvio, sarebbe stato, oltre che opportuno, necessario e non solo per motivi simbolici ma anche per il fatto che questo sentiero immette direttamente nella sentieristica vesuviana, senza toccare mai l'asfalto. La Castelluccia, così come accade con molti sentieri secondari del Somma-Vesuvio, nasce come percorso rurale ma poi incomincia a inerpicarsi sulle ripide pendici della Caldera e nei suoi umidi boschi di querce, robinie e castagni, forse l'immagine più sconosciuta della nostra Montagna e per questo da valorizzare e diffondere. L'opera di pulitura, nel senso dello sfalciamento dell'intero sentiero è pressoché fatta, mancano solo poche decine di metri ma è importante una rifinitura per permetterne la completa fruizione escursionistica (che non vuol dire turistica e per la quale necessitano eventualmente ben altre forze e stanziamenti) del sentiero. Quest'operazione di riapertura di un sentiero è stata subito notata dai frequentatori di uno dei blog che amministro, dove avevamo pubblicato alcuni video, questi l'hanno segnalata a CleaNap, associazione che progetta, per l'anno prossimo, l'ambiziosa impresa di pulire tutta la sentieristica vesuviana. Ovviamente l'idea è quella di farlo con l'aiuto di tutte le associazioni disponibili sul territorio e per questo ha contattato anche il blog sansebastianoalvesuvionews, per teneci presente per il futuro.

Se con così poco abbiamo ottenuto un minimo di visibilità cosa si può ottenere con qualcosa di ben più organizzato? Io, spero bene, come credo fortemente che sia opportuno agire quanto prima e in maniera attiva sul territorio, pulendo i sentieri, liberandoli per una loro più completa fruizione, creando in tal modo un accesso, un apertura che permeta ai cittadini di conoscere il Parco Nazionale, non visto più come sterile e incombente strumento amministrativo ma vero e proprio patrimonio di tutti.

 

  

 

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2 ottobre 2011 7 02 /10 /ottobre /2011 19:28

Il Comune di Napoli aderisce

al protocollo  Zero Wast.

http://www.osservatoriodelpaesaggio.org/images/2008/Conferenza%20Paul%20Connett%20(Asti%2023%2010%2008)/Logo%20Zero%20waste.jpg 

 

http://www.tommasosodano.it/images/testata_sx.gifQuanto annunciato all'inizio di settembre sul lavoro che con Zero Waste Italia stiamo facendo in regione sta cominciando a dare i propri frutti. Dopo i sette comuni dell'area vesuviana che hanno aderito al protocollo ora finalmente arriva la botta.

Il vice sindaco Tommaso Sodano annuncia che la città di Napoli entra a far parte dei comuni "zero waste" ed è la prima città d'Europa per numero di abitanti.

Entro dicembre ci siamo posti l'obiettivo che ben 22 comuni della provincia di Napoli aderiscano al protocollo Connett.

E stiamo lavorando sulla città di Salerno e Benevento e sulla Provincia di Avellino con cui abbiamo iniziato a discutere.

Da sempre convinti che la lotta alle discariche e agli inceneritori parta necessariamente dall'applicazione della norma europea che in tema di ciclo dei RSU prevede in primis Riduzione a monte, Riuso della materia e suo Riciclo e Raccolta differenziata spinta.

Se tutti i Comuni campani raggiungono il 65% di RD vera ( in un comune di media grandezza bastano 6 mesi per il 50% e 10 mesi per il 65%), al saldo dell'impiantistica per la frazione umida, basta per tutti l'attuale inceneritore di Acerra e una discarica per l'indifferenziato di medie dimensioni in attesa di far passare il concetto della realizzazione di impianti di TMM con estrusione finale a freddo della FDR per chiudere l'inceneritore e eliminare le discariche.

E mettere davvero in crisi l'attuale PGRRSU che prevede un'impiantistica per l'incenerimento spropositata ( 4 inceneritori) e diverse cave da adibire a discariche per milioni di tonnellate.

Intanto LUNEDI 3 OTTOBRE 2011 ALLE ORE 15 A PALAZZO SAN GIACOMO saremo insieme a PAUL CONNET alla conferenza stampa di presentazione della delibera del Comune di Napoli di adesione al protocollo RIFIUTI ZERO.

Poi alla Camera di Commercio di Napoli e ancora l'incontro con l'ANCI Campania. Martedì 4 a Castel dell'Ovo al Forum internazionale delle Culture a parlare di Sviluppo Sostenibile.

Poi a Fiumicino per la battaglia contro il progetto per l'impianto di incenerimento dei rifiuti con recupero di energia e Venerdì 7 e Sabato 8 al Workshop internazionale di Zero Waste Europe con i Sindaci di diverse città Europee a parlare di Cittadinanza attiva!

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Presentazione

  • : Movimento Cittadini per il Parco
  • Movimento Cittadini per il Parco
  • : Cittadini per il Parco è un movimento civico costituito da associazioni, imprenditori, professionisti, privati cittadini, che ha per obiettivo la piena e compiuta realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente Parco nazionale del Vesuvio , .... vedi documento CARTA DI INTENTI
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